Recensioni

«Le affinità elettive» di J.W.Goethe

Leaffinitàelettive

È quando l’amore tra due persone non basta, ed entrambe si sentono attratte mente e corpo da qualcuno che non si aspettavano affatto, che nasce un capolavoro letterario che la biblioteca porta come piccolo fiore all’occhiello: un libro ‘dell’anima’, nobile e complicato. Quale contraddizione più suadente di quella che accosta, con fine ingegnosità, la parola che assegna a due creature di questa terra il significato indiscutibile di un legame solido e ricambiato, implicante una reciprocità empatica, di viva naturalezza, dalla genesi spontanea, ad un altro termine che invece richiama la selezione, la scelta esclusiva, l’imposizione, la tirannia di un sentimento non sempre ben riposto e non necessariamente avvertito con disincantata naturalezza, il sacrificio (o il gusto orgoglioso) della rinuncia, l’imparzialità, la necessità unita all’irrevocabile desiderio di sapere che qualcuno dovrà farsi male, a tuo insopprimibile dispetto e senza risparmi?
Così le affinità elettive ci fanno interrogare su come sia possibile smettere di amare, credere di amare, su quanti fraintendimenti e illusioni il nostro cuore è costretto a sopportare e, come elementi chimici, esse legano i protagonisti ma a discapito di altri: i soli a vivere un tradimento conoscono il perché delle loro ragioni, benché la ragione non possa essere intellettualizzata. Li colgono in fallo con l’amore che credevano comodamente sicuro, li agguantano nel nerbo di un’affermazione indomabile della loro esistenza; producono la neutralità di quanto in lunghi anni di vita si era ritenuto consono e staticamente adatto a loro, e fanno poltiglia dei principi morali del giusto e dell’incorretto, li rifondono, li incatenano ad una inaspettata giustizia, che solo per piccoli gradi, sbalorditivamente, scopriranno essere fatta su misura per loro, essere anzi la vetta della massima realizzazione di tutto quanto possono diventare; ammaliano proditoriamente le loro volontà (presunte e presuntuosamente incrollabili) ma, ecco, senza simulazioni gli permettono di generare, sul palco di una quotidianità resa assai speciale, le virtù stesse delle ragioni più profonde, inamovibili e incoercibili, della loro vita.
Allora ciò che tu credi si stia frapponendo fra te e la tua destinazione e stia arrogandosi le scelte di tua sola spettanza è forse il monito inderogabile, destinato a svelare la sua forza, non tanto di un istinto capriccioso o di un automatismo della natura quanto, piuttosto, di un richiamo senza pretesti, che s’innamora della propria eco, che la completa amplificandone la vivezza, che àncora al vincolo di una (apparentemente) irrispettosa selezione dell’altrui intima radice spirituale per restituirci al sentore, naturalissimo quanti altri mai, della congiunzione più indissociabile. E’ l’eccidio di ognuno per redimere tutti. È il coraggio di scegliere il dolore per erompere e farsi affini al bene più forte. Ogni passo verso la felicità sembra camminare su strade tortuose e fin troppo lunghe; quando sembra che il modo di essere felici davvero finalmente ci abbia raggiunto… cosa succede?
I chiasmi sorprendenti di questo meraviglioso romanzo a più voci, a due a due ora contrastanti ora compenetrate, ma ogni volta rimodulate in sincronie all’insegna del “lascia che sia”, sono opera di Goethe, florido autore del romanticismo tedesco.
Provate a leggerlo, immergetevi nell’irrazionalità emotiva e, ad un tempo, nella logicità delle affinità elettive.

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